La Fondazione The Brass Group

Una magica sera di dicembre 2006 Rachelle Ferrel, una delle voci più belle del jazz contemporaneo, alla fine di un meraviglioso concerto al Teatro Golden di Palermo, prende il microfono e parla al pubblico: “È stato uno dei più dolci, dei più significativi e memorabili momenti della mia vita incontrare, connettermi, condividere e infine suonare con questi magnifici musicisti…queste esperienze staranno sempre nel mio cuore e faranno parte del mio essere artista”. Quelle parole, le tante lacrime di commozione e l’applauso scrosciante e prolungato incorniciavano l’Orchestra Jazz Siciliana, big band e orgoglio del The Brass Group.

All’inizio era un’Associazione Siciliana per la Musica Jazz ma idee e persone erano le stesse. Uno di loro, Luigi Giuliana, ha scritto un libro bellissimo che racconta una storia travagliata ma entusiasmante lunga poco più di quarant’anni, lo stesso arco temporale dell’autonomia regionale in materia di patrimonio culturale. Il The Brass Group è uno specchio, fedele come pochi, del patrimonio degli equivoci, dei tanti vizi e delle poche virtù di un sistema che ha provato a spegnere anche le espressioni culturali più alte della Sicilia, spesso riuscendoci, a volte no. La “resistenza” del Brass è stata più forte della politica e della burocrazia, il suo leader storico Ignazio Garsia si è incatenato due volte, con sciopero della fame e pianoforte, prima che l’Assemblea approvasse la legge istitutiva della Fondazione The Brass Group per la diffusione e lo sviluppo della musica jazz e contemporanea.

Antonio Gerbino

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